La parola del mese di maggio

Carissimi,  

 

Il mese di maggio, da secoli, è il mese dedicato alla Madonna. Sappiamo che la devozione mariana non deve essere legata ad un tempo stabilito o ad un determinato mese. Ma questo in teoria.

Di fatto, chi di noi non ricorda con un pizzico di nostalgia le uscite serali del mese di maggio per recitare la corona nei cortili con la primavera d’intorno? E chi non ha mai sperimentato in rifiorire della devozione a Maria durante un pellegrinaggio ad un Santuario mariano? Sembra ozioso chiederci come pregare Maria in questo mese, ma non è così. Non è vero che a maggio si prega come le altre volte, perché le circostanze creano un momento privilegiato di questa devozione alla Madonna. Osservandole possiamo cogliere delle indicazioni utili.

 Anzitutto il mese di maggio - nonostante il freddo di questi primi giorni - porta con sé quel clima primaverile che è un inno alla vita, quasi metafora di una primavera spirituale. Infatti, anche la vita spirituale ha le sue stagioni e quindi le sue primavere. Anche la devozione alla Madonna nel mese di maggio può assumere una tonalità primaverile ricca di giovinezza e di apertura alla vita. Maggio è il mese delle rose e la preghiera tipica di questo mese è appunto una raccolta di fiori, di rose, di fiori spirituali, di Ave Maria.

Una seconda indicazione mi viene allora suggerita dalla forma di preghiera mariana tipica del mese di maggio: la recita del rosario. Pregare con questa formula non è facile come talvolta si crede. Non è preghiera il semplice fatto di ripetere tante volte l’avemaria. Ma la recita delle “Ave Maria” deve diventare come un sottofondo musicale che favorisce la contemplazione di quelli che sono definiti “misteri” (fatti della vita del Signore intrecciati con quelli di sua madre) che sono annunciati all’inizio di ogni decina del santo rosario.Troppo spesso il santo rosario lo si recita più per i morti che per i vivi anche se i canali cattolici della televisione ci hanno ormai educato a questa preghiera. Durante questo mese vogliamo affidare a Maria i progetti di vita dei suoi figli che affrontano il futuro pieno di incognite e di incertezze e che guardano all’avvenire che sboccia fragile come un fiore al primo sole di primavera e che teme il ritorno improvviso di giorni freddi. Affidiamo tutto a Maria, che può capirci, perché è stata madre e anche lei ha pregato e trepidato per il futuro di suo figlio Gesù.

Una terza indicazione è quella di una preghiera meno solitaria e più comunitaria. Appunto come comunitaria è la recita del rosario nelle cappelle della nostra grande Parrocchia. Ma pregare con gli altri non deve essere solo una questione psicologica, occorre scendere in profondità. La gioia di pregare insieme deve aiutarci a capire che anche spiritualmente è bello pregare comunitariamente, ossia senza dimenticare gli altri, facendoci carico delle preghiere e delle attese di tutti coloro che pregano in quel momento con noi, come abbiamo fatto ad esempio la sera del 1° Maggio nella Cappella della Madonna di Fatima con i bambini di 4^ Elementare che al mattino hanno ricevuto la Prima Comunione (vedi a pag. 5 di questo Notiziario).
Una quarta indicazione la vedo nel fatto che maggio è il mese dei pellegrinaggi mariani. Come tradizione, dopo la festa della Parrocchia del 12 Maggio, anche quest’anno ci recheremo in pellegrinaggio al santuario di Caravaggio e mercoledì 29 avremo un pellegrinaggio serale, per dare la possibilità a tutti di partecipare, al Santuario di Santa Maria della Fontana qui a Milano, nel quartiere Isola. Infatti, la devozione a Maria sembra contenere un innato invito ad uscire di casa (come Maria che è andata dalla cugina Elisabetta) per pregare con altri, e con altri andare verso il luogo dell’incontro con Dio. Nei santuari mariani la preghiera alla Madonna si fa più intensa ed emotiva, perché in quei luoghi sono avvenute apparizioni oppure si sono avverati miracoli e sono state concesse molte grazie.

Dunque, maggio è il mese della preghiera del pellegrino. Ogni pellegrinaggio è simbolico della vita di ogni uomo. Chi partecipa al pellegrinaggio esce dalla propria casa e si aggrega ad una comitiva. Così è della vita cristiana: ognuno parte dalla propria casa, dalla propria condizione, con età diverse, con motivazioni diverse e poi si entra in una comunità, in una comitiva, la Chiesa, appunto, che è pellegrina sulla terra. E come tutti i pellegrinaggi hanno una meta spirituale, così anche il cammino della vita: tutti noi siamo infatti incamminati verso il santuario della Gerusalemme celeste.

 

                don Gianluigi