La parola di Luglio e Agosto
Carissimi,
Ogni anno pastorale viene accompagnato con una “Proposta pastorale” dell’Arcivescovo. Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? è il titolo della Proposta per l’anno 2026/2027 è già stata data alle stampe. Il sottotitolo recita: Lo stile sinodale per la missione di irradiare la gioia cristiana. Il titolo fa riferimento alla vicenda dell’Innominato narrata nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il festoso suono delle campane di Chiuso che si diffonde fino al tetro castello dell’Innominato potrebbe essere un’immagine suggestiva per parlare della missione della Chiesa nel nostro tempo e nel nostro territorio. La Chiesa è un popolo che si raduna, è convocato da una promessa di gioia, di benedizione, di sapienza. La gioia, la festa del popolo diventa suono festoso che raggiunge tutte le case, tutte le storie e tutte le inquietudini e le angosce. Così vorremmo essere: un invito alla gioia di Dio.
Per il nostro Arcivescovo Mario Delpini è questo il momento di recepire e praticare come stile ordinario quanto lo Spirito ha detto alle Chiese. La pratica della sinodalità … è la possibilità e la responsabilità di elaborare una “profezia critica” all’interno di comunità cristiane non chiuse su se stesse, ma comunità dalle porte aperte che sanno accogliere e che si interrogano.
Da qui un rinnovamento necessario, ad esempio, nell’ambito dell’iniziazione cristiana che recepisca la ricchezza della tradizione insieme però alla imprescindibile lettura dell’oggi. L’Arcivescovo sottolinea poi la necessità di vivere il legame profondo tra fede e vita. Scrive: I cristiani sono dappertutto e dappertutto sono testimoni di fede, di speranza, di carità. Negli ambienti di lavoro, di studio, di cura, di riposo, sempre è possibile essere un pizzico di sale, una scintilla di luce, un po’ di lievito. Fondamentale è il richiamo all’impegno politico dei cristiani, ancora più decisivo oggi in un contesto intriso di linguaggi violenti e di un progressivo logoramento dei valori: Anche in politica i cristiani sono chiamati a testimoniare una originalità. Praticano uno stile di rispetto e stima vicendevole. Condividono la missione di essere testimoni della fede che li convince a essere a servizio del bene comune. Vivono la differenza dei progetti politici e delle appartenenze partitiche come il campo di un confronto, di una dialettica, che non deve mai degenerare in scontro aggressivo, nel disprezzo, negli insulti, nella diffamazione, nella presunzione di essere cristiani più cristiani degli altri. L’Arcivescovo invita poi a saper cogliere le sfide del nostro tempo: Stiamo vivendo un cambiamento d’epoca che ci tocca anche come Chiesa. Si riconosce una trasformazione molto forte nel corpo ecclesiale: cambia il modo di essere cristiani, faticano le forme tradizionali d’impegno, le vocazioni, fatichiamo a vedere nuove risorse ed energie per la fede nei cattolici venuti da altri Paesi. Rischiamo di irrigidirci nelle forme che abbiamo ereditato.
La strada ormai tracciata per la Chiesa è quella della sinodalità, del camminare insieme come popolo di Dio nel mondo: Come profezia sociale significa riuscire a mostrare che siamo capaci di accettare la sfida del cambiamento, dialogando … accendendo luoghi di confronto, di ascolto e collaborazione, per osare nuovi passi e azioni per stare nel mondo, vivere e annunciare la fede cristiana … Il contesto multiculturale e multireligioso richiede una più lucida consapevolezza di ciò che per altre confessioni cristiane e altre tradizioni religiose possono offrire per operare insieme al servizio del bene comune, nelle forme che risultano possibili e sagge. Ampio spazio viene dedicato, nella seconda parte della Proposta, agli organismi di partecipazione chiamati a diventare sempre più luoghi di corresponsabilità. “Si ha infatti l’impressione che molta parte del cammino sinodale e delle attività dei Consigli pastorali e delle Assemblee sinodali decanali (ASD) siano rimaste nozioni vaghe e astratte che non hanno inciso nella vita delle comunità”.
Il documento si conclude tornando all’immagine iniziale dei Promessi sposi. Il suono delle campane che raggiunge il Castello dell’Innominato diventa per l’arcivescovo una metafora della missione della Chiesa che è un popolo che si raduna, convocato da una promessa di gioia, di benedizione, di sapienza. La gioia del popolo diventa un suono festoso che raggiunge tutte le case, tutte le storie e tutte le inquietudini. Così vorremmo essere: un invito alla gioia di Dio. … Mi piacerebbe che la comunità cristiana, con tutto il bene che fa e gli impegni che la caratterizzano, sia una presenza festosa dentro la storia e dentro la città o il paese in cui vive, che ci sia una gioia che si diffonde, come il suono delle campane citate dal Manzoni.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura meditata di questa Proposta pastorale del nostro Arcivescovo e una serena estate per tutti.
don Gianluigi
