La parola di Luglio-Agosto
Carissimi,
venti di guerra spirano anche sull’Europa, segno ne è la corsa agli armamenti. Ho allora ripensato alla pagina del libro della dove si parla di Caino che giunge ad uccidere il fratello Abele Genesi (cap. 4). Ora, nella lettera agli Ebrei (11,4) si dice che “Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa, per fede, fu dichiarato giusto, … per essa, benché morto, parla ancora”. Mi colpisce questa espressione: Abele è un morto che parla ancora. Il racconto della Genesi di Caino e Abele prima che un mito antico è per noi Parola di Dio. Siamo ancora all’inizio del libro della Genesi, si tratta del primo libro della Bibbia; è un testo che è stato scritto 3.000 anni fa, all’epoca delle tavolette cuneiformi, quindi un testo antichissimo che in realtà non ci vuole narrare un fatto di cronaca. E’ invece un racconto che vuole presentare anche a noi che siamo lontani migliaia di anni una verità valida per sempre. La verità è che l’uomo da sempre uccide il proprio fratello e l’uomo nel corso di tutte le epoche non impara la fratellanza: la storia è un ripetersi sistematico di guerre e di omicidi. C’è addirittura un grande filosofo come G.F. Hegel (1770-1831) che sostiene che le pagine nella storia dell’umanità in cui non ci siano guerre e dunque morte, uccisioni, violenza e omicidi, sono pagine bianche perché la storia è tale sempre e solo se vi sono contrapposizioni che portano inevitabilmente allo scontro, alla guerra. Prova ne sono i testi scolastici di storia che sono una raccolta di lotte tra re e imperatori che si fanno vicendevolmente la guerra.
Questa pagina del libro della Genesi mi ha richiamato alla mente una lirica che un grande poeta, Salvatore Quasimodo (1901-1968), premio Nobel nel 1959 per la letteratura, scrisse qui a Milano nel 1946 subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La lirica in cui cita il racconto di Caino e Abele è intitolata Uomo del mio tempo e venne pubblicata nel 1947.
Si con queste parole: Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo. Sono passati millenni, ma tu uomo contemporaneo sei ancora come l’uomo primitivo quello della pietra e della fionda. Prosegue: Eri nella carlinga, con le ali maligne, le meridiane di morte. Uomo del mio tempo eri nella carlinga degli aerei che portavano le bombe, per seminare la morte del fratello. Le “meridiane di morte” rappresentano le ombre create sulla terra dai grandi bombardieri che preannunciano lo sterminio. Scrive Quasimodo ti ho visto dentro il carro di fuoco cioè dentro il carro armato; ti ho visto alle forche, pensate alla ghigliottina; ti ho visto alle ruote di tortura, pensate al Medioevo. E prosegue Ti ho visto con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, senza amore e senza Cristo. Il progresso scientifico è stato utilizzato per lo sterminio: si pensi alla bomba atomica. Come è noto, per giungere a quell’ordigno bellici ci vollero tanti studi dei migliori scienziati del tempo, anche di italiani. La scienza senza amore e senza Cristo è stata messa al servizio dello sterminio negando così il messaggio di amore, di fratellanza portato dal Vangelo. Prosegue il poeta: Hai ucciso ancora, come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che dividono per la prima volta. E questo sangue odora come nel giorno quando il fratello disse all'altro fratello: “andiamo ai campi”. Il riferimento è a Caino che disse Abele: “andiamo in campagna” e lì consumò poi il suo assassinio. E annota il poeta, l’uomo non ha mai cambiato la propria natura: quel sangue odora sempre allo stesso modo.
E quell’eco fredda, tenace è giunta fino a te, dentro la tua giornata. Si tratta dell’eco della voce di Caino che disse Abele andiamo ai campi. Ora quell’eco giunge anche nella nostra vita perché da sempre nella guerra il fratello uccide il fratello e anche l’uomo “moderno” continua a macchiarsi di omicidi. Nella conclusione della lirica il poeta invita a non commettere più gli errori dei padri: Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento coprono il loro cuore. Quasimodo vuole scuotere le coscienze delle nuove generazioni perché dimentichino il passato, facendo tesoro dei tragici errori, per costruire un mondo migliore, un’umanità nuova.
Per questo ultimo passaggio, guardiamo alla proposta cristiana, quella che la storia ha rifiutato, infatti ha scritto il poeta nella lirica senza amore senza Cristo. Noi cristiani siamo chiamati a portare nel mondo il perdono, la misericordia, l’amore, la pace. Gesù ha addirittura detto: Amate i vostri nemici. Pregate per coloro che vi perseguitano (Mt 5,44). La proposta del Vangelo è un capovolgimento del modo di comportarsi dell'uomo da sempre. E’ più facile cadere nella guerra che ricercare e vivere nella ricerca della pace che ci è spesso sollecitata da Papa Leone, come già da Papa Francesco.
Anche noi vogliamo invocare con la preghiera il dono della pace perché gli uomini si convertano, perché Caino non continui ad uccidere del proprio fratello, come ancora succede in Ucraina, in Palestina e in altri 54 focolai di guerra sparsi nel mondo. Caino continua ad uccidere Abele, ma “Abele benché morto parla ancora”.
A noi non resta che ascoltare la voce di Abele perché nel mondo si affermi non l’odio, la tracotanza del più forte, la guerra, ma piuttosto la pace. Ricordiamoci che Gesù nel Vangelo ci ha detto: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
- don Gianluigi